La vita del nuotatore secondo Russel Payne

La vita del nuotatore è caratterizzata da molti sacrifici, questo si sa.

Se in un Paese come l’Italia, pieno di talenti, emergere nel panorama natatorio è un’impresa, figuriamoci negli Stati Uniti. Non è un caso che i campioni veri siano pochi, tra i quali ricordiamo Federica Pellegrini.

A questo proposito vi segnaliamo un articolo pubblicato su Swimming World Magazine, che riguarda la vita dei nuotatori americani e le difficoltà che essi incontrano. Lo ha scritto l’atleta professionista della Santa Clara Swim Club Russell Payne, autore del blog omonimo.

Molti di voi non lo conosceranno, dato che non è ancora riuscito a salire alla ribalta ottenendo risultati internazionali, ma proprio per questo il suo punto di vista diventa ancora più interessante.

Russel Payne, nuotatore americano, pone delle riflessioni, alcune delle quali condivisibili anche nel nostro Paese. «Il nuoto è stato storicamente uno sport considerato dilettantistico dai non addetti. Solo in tempi recenti ha raggiunto un livello superiore e questo ha comportato dei limiti per quanto riguarda le sponsorizzazioni», spiega Payne, che punta il dito contro i costumi hi-tech.

«Tralasciamo le conseguenze che hanno avuto sull’integrità e sull’equilibrio del nostro sport, ma quello caratterizzato da questi costumi è stato un periodo di abbondanza per le aziende produttrici. Fino a quando la situazione è andata fuori controllo: le aziende vendevano costumi costosi come il pane e potevano permettersi di sponsorizzare molti atleti. Una volta che la FINA ha vietato questa tecnologia molte offerte sono state ritirate: attualmente anche un record del mondo può non essere sufficiente per attrarre uno sponsor».

Russell Payne dà la sua ricetta per uscire da questo impasse.

Affinché il nuoto diventi capace di richiamare nuovi sponsor «occorre prendere spunto dagli altri sport: il basket, ad esempio, ha fatto del marketing uno stile di vita, in cui tutti vogliono le Air Jordan. Il calcio, invece, ha creato il culto della personalità, con aziende che investono milioni sui giocatori».

Questa riflessione, però, ne porta con sé un’altra, quella relativa agli spettatori. «Il nuoto purtroppo non è ancora uno sport per spettatori. Quando viene trasmessa una gara, si noterà che la copertura televisiva in diretta avviene raramente. Gli eventi vengono spesso tagliati a metà e vengono mandati in onda su un canale non molto seguito (NBC Universal è il nuovo ESPN Ocho). Oggi le notizie vengono diffuse principalmente online con iniziative come SwimmingWorld.TV. Non sto dicendo, comunque, che non ci sono stati dei miglioramenti: atleti come Michael Phelps stanno facendo davvero molto per il nostro sport, portando nuovi sponsor e tifosi e dando così nuova linfa al nuoto».

Un’altra questione posta da Russell Payne è quella relativa all’attrezzatura. Mentre un nuotatore professionista può contare su ogni tipo di attrezzatura per allenarsi, gli altri atleti si devono accontentare.

A questo proposito in Italia sono stati fatti dei passi in avanti; aziende come Bauli sponsorizzano sempre di più le piscine fornendo loro il materiale didattico. Sono tanti anche i siti web dedicati a questo sport che puntano in maniera notevole sui benefici dello stesso rispetto ad altri sport; TermoliNuotoNuotounostiledivita.it sono due dei tanti esempi.

Tornando a Payne, egli afferma che il miglior modo per sostenere se stessi e continuare ad allenarsi in modo adeguato è di trovare un lavoro part-time per pagarsi le bollette. Inoltre, mentre i marchi legati strettamente al nuoto sponsorizzano pochi atleti, molte persone potrebbero trovare più fortuna avvicinandosi ad aziende che promuovono la vita attiva e lo sport in generale. Ci si riferisce in maniera particolare a marchi legati al mondo della nutrizione e del fitness che permettono agli atleti di inserirsi commercialmente in uno sport come il nuoto, oppure a siti web di nicchia più o meno locali.